Giovanni Novaresio
arte fra Europa ed Africa.

Protagonista dell'avanguardia genovese
unì le culture di due continenti, astrazione e figurazione

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Gli aneddoti

Novaresio in abiti clericali

Giovanni Novaresio era una persona dal carattere complesso, impetuoso ed allo stesso tempo portato all'introspezione.
Ebbe profondi e duraturi rapporti di amicizia (con colleghi, critici, professionisti,ma anche con persone lontane dal suo ambiente), che coltivò con lealtà, come dimostrano gli anni di militanza nell'avanguardia e nella Resistenza durante la guerra.
Chi lo ha conosciuto ne ricorda soprattutto il senso dell'umorismo pungente, a volte sarcastico, che poteva anche lasciare sconcertati.
Fu un uomo amante dell'eleganza, dotato di grande fascino.
Numerosi sono gli aneddoti che lo stesso artista raccontava: la figlia Giovanna e gli amici ne ricordano molti, benché, come spesso accade, essi siano ormai offuscati dal tempo e quindi non precisi in tutti i particolari.
Essi comunque concorrono a meglio definire la personalità artistica ed umana di Giovanni Novaresio.

Invitiamo chiunque ricordi altri episodi a condividerli insieme a noi!!!

Venti lire di liquirizia

A Taranto, quando era ancora bambino, Giovanni Novaresio ricevette la sua prima commissione: il padre di un compagno gli chiese infatti di realizzare un quadro, offrendogli venti lire. Ricevuta la piccola somma, l'artista festeggiò comprando liquirizia per tutti i ragazzi del suo gruppo.

La Contessa genovese

Durante una cena, una contessa continuava a domandare a Giovanni Novaresio quanto fosse il suo compenso per una tela. La nobildonna proponeva il quesito con insistenza crescente, in presenza degli altri ospiti e l'artista era sempre più infastidito.
All'ennesima richiesta “Maestro, allora quanto vuole per un quadro?” Novaresio ribattè:
“E lei, contessa, quanto vorrebbe per venire a letto con me?

Le trattorie genovesi

Giovanni Novaresio fu amante della compagnia e del buon cibo. Frequentava abitualmente la trattoria Pacetti, nella quale si ritrovavano molti rappresentanti dell'ambiente culturale genovese, soprattutto attori. L'artista incontrò qui anche Carla Fracci.

Patrizia Donelli (che fu compagna dell'artista per alcuni anni) ricorda che, in un'altra trattoria l'artista venne avvicinato da un giovane di colore, che lo salutò chiamandolo “Maestro”.

Il ghepardo "ammansito"

 


Il ghepardo Durante uno dei soggiorni africani, Novaresio trovò un cucciolo di ghepardo ferito. Lo prese, lo curò e lo tenne con sé: “ammansito” e quindi docile, l'animale dormiva ai piedi del letto  e giocava con l'artista, come egli stesso ricorda anche in una lettera.


 

La spiaggia minata

Giovanni Novaresio ed altri giovani erano soliti, durante l'estate,  fare il bagno in mare a Genova, la sera: questa abitudine continuò anche durante gli anni di guerra.
L'artista ricordava come una mattina proprio la spiaggia nella quale aveva passato la notte fosse esplosa: la sabbia dove i ragazzi si erano divertiti era stata infatti disseminata di mine.
“Quando non è la tua ora, non è la tua ora”, diceva sempre Novaresio terminando questo racconto.

Una valigia piena di bombe

La figlia Giovanna ricorda questo racconto della signora Darinka, una conoscente di Giovanni Novaresio, proveniente dalla ex Jugoslavia.
Pare che l'artista fosse partito da Genova per Milano, portando una valigia piena di esplosivo da destinare alla Resistenza. Giunto in un hotel frequentato da tedeschi,questo distinto giovane venne avvicinato da alcuni ufficiali che gli fecero domande sul contenuto della valigia. Che cosa poteva rispondere con la sua proverbiale faccia tosta se non “Bombe!
I tedeschi risero e si misero a conversare con l'artista.
Le bombe erano arrivate a destinazione.

Un letto di banconote

Durante un soggiorno a Milano, Novaresio ricordava di aver trascorso una notte particolare: aveva infatti dormito in una stanza stracolma di blocchetti di banconote. Quella cameretta era una “cassaforte” della Resistenza.

Una santa troppo terrena

Santa Teresa del Bambino Gesù, particolare dell'affrescoSi narra che Novaresio realizzando l'affresco per la Chiesa di  S. Pietro Apostolo e Santa Teresa del Bambino Gesù di Genova avesse preso come modella per dipingere la santa titolare la figlia del custode: ciò venne ritenuto sconveniente dalla Curia e quindi l'artista dovette modificare i tratti della santa ma anche di molti altri personaggi sacri, anch'essi -da acuto ritrattista- ispirati a persone reali.